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CHI È ANGELO VASSENA

Quali sono state le tappe più importanti del suo impegno per la promozione della cultura dello sport?
Sicuramente il ruolo di Presidente della Federazione Motonautica Italiana e quello di Senior Vice President dell’Unione Mondiale della Motonautica mi hanno permesso di fare molto per il mondo della motonautica. Ho tracciato la prima bozza del regolamento UIM per le moto d’acqua e ho collaborato con l’allora Ministro Prandini per la promulgazione di una legge che permettesse lo svolgimento di Campionati Europei per classi Junior, denominata Formula Future, a partire dai 12 anni di età anzichè dai 18. 
In quegli anni la motonautica aveva certamente bisogno di fare una riflessione sulla sicurezza. Ho vissuto un periodo in cui era facile morire durante una gara. Molti miei colleghi hanno perso la vita gareggiando, penso, per esempio, a grandi sportivi come Guido Caimi, Tom Percival, Stefano Casiraghi… In Formula 1 Circuito i Catamar raggiungevano velocità di oltre 200 km/h e al mimino errore, con il rovesciamento della barca gli atleti venivano sbalzati fuori. Per molti di loro l’impatto con l’acqua è stato fatale. Il basso standard di sicurezza provocava incidenti gravissimi che, se anche non mortali, provocavano grandi menomazioni agli atleti. 
Per questa ragione Bill Brown e io nell’ambito della commissione tecnica U.I.M. con il costruttore inglese Chris Hodges, siamo stati i promotori delle prime capsule di salvataggio, veri e propri gusci protettivi per i piloti, che hanno reso più sicure le gare. Oggi le capsule si sono ulteriormente evolute: sono infatti realizzate con materiali all’avanguardia e hanno dei meccanismi di salvataggio simili agli air bag dell’automobile che in caso di incidente, permettono allo scafo auto raddrizzarsi, evitando che il pilota rimanga sott’acqua. Studi e ricerche di grande interesse sono stati realizzati dall’ingegner Fabio Buzzi per l’Offshore e da Guido Cappellini pluricampione mondiale per la Formula 1.

 

Quali sono le parole chiave che identificano il suo rapporto con lo sport?
Lo spirito di aggregazione dello sport, i valori che lo sport è in grado di trasmettere, il piacere della vittoria, la passione per la sfida che ti porta a saperti allenare sempre per vincere e mai per il secondo posto. Questi sono i valori che mi hanno accompagnato per tutta la carriera. Ho sempre affrontato ogni gara per arrivare alla vittoria: anche nelle gare apparentemente meno importanti, come nel Raduno delle Barche d’Epoca, non ho mai gareggiato per il secondo posto. Molti oggi hanno le risorse economiche per potersi comprare una barca. Ma possedere una barca non ti rende un grande sportivo. Bisogna saperla pilotare, saper leggere le onde, avere grande rispetto del mare, curarla nei minimi particolari, avere passione e amore per ciò che si fa. Tutto questo fa la differenza tra un campione e un dilettante.
Un’altra delle caratteristiche che ritengo più importanti nel rapporto con lo sport è la capacità di saper riconoscere i propri limiti perché solo comprendendo i tuoi limiti puoi superarli. Ricordo competizioni come la 24 ore di Rouen o la 6 ore di Parigi, dove ho gareggiato 15 volte e conquistato diverse medaglie (3 medaglie d’oro, 2 d’argento e 3 di bronzo). Erano gare difficilissime, dovevi avere un grande sangue freddo. La Senna è larga 80 metri e le barche in partenza erano 80-90. Lo spazio e le onde provocate dal movimento delle barche rendevano la guida molto pericolosa. In quei momenti dovevi avere un grande autocontrollo e saper mantenere la calma.
Durante una 6 Ore di Parigi avevo vicino un americano con un mezzo molto più veloce del mio. A un certo punto, dopo la partenza, mi ha affiancato sulla Senna e nel suo sguardo ho visto l’agitazione di chi sta perdendo il controllo. Allora io gli ho fatto un cenno con una mano come a dire, stai tranquillo. Alla fine della gara ricordo ancora la sua gratitudine, mi disse che il mio gesto gli aveva fatto capire che se fosse andato avanti in quel modo sarebbe finito male.

 

Lei possiede un’importante collezione di Motori Fuori Bordo e di moto, che ha un grande valore storico non solo per il nostro Paese. Come le è nata l’idea?
Ho sempre vissuto, fin da bambino, in mezzo ai motori per cui la nascita di questa collezione è stata abbastanza naturale, anche perché di fatto credo che questa raccolta di materiali storici racchiuda la storia della famiglia Vassena. Nel corso del tempo, in collaborazione con i miei fratelli Franco e Mario abbiamo raccolto e collezionato una serie di disegni, foto, rassegne stampa e siamo inoltre riusciti a salvaguardare un patrimonio di motociclette, motori fuori bordo, pistoni di motori, una sveglia in plastica trasparente che ha come suono un carillon (l’antenata degli Swatch), gli Skivass e altri prototipi di varia natura. Si tratta certamente di una collezione che porta con sé un pezzo di storia e tante emozioni. Qualche tempo fa sono stato a un raduno degli Alpini e in quell’occasione ho incontrato un amico ex pilota della Rumi che mi ha fatto vedere alcune moto, con il primo motore bicilindrico due tempi Rumi. Ricordo ancora con grande commozione come gli amici intorno a me fossero entusiasti. Quella moto scaturiva in ognuno qualche ricordo… chi riportava alla mente le serate con gli amici, chi le gite con la fidanzata… E tutti parlavano del motore della Rumi come un motore che non faceva rumore, ma “cantava”. 
Quelle emozioni così forti, che rendono il passato così presente rafforzano ogni volta la mia convinzione che la memoria e il tramandare alle generazioni future il sapore dei ricordi, siano una missione fondamentale di ognuno di noi.

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